La favola della Luna e la Sirena E La leggenda di Spiga di Grano e la figlia del Pescatore

C’era una ragazza su una spiaggia di sassi, che piangeva tutte le sue lacrime. La luna su di lei. Il vento caldo la carezzava.

Né l’odore del sale e del mare, né il profumo dei limoni e della roccia bagnata, riuscivano

 a consolarla.

«Ragazza, perché piangi?»

La voce era di una donna, una vecchia, proprio dietro di lei.

Lunghi capelli color della cenere, indomabili come una criniera, le scendevano sino al ventre. Indossava, una veste color corallo che le danzava attorno. I piedi scalzi.

La ragazza non rispose subito. Si passò il dorso della mano sulle guance e guardò la vecchia con sospetto.

« Scommetto… » , proseguì la sconosciuta, «… che si tratta di pene d’amore. È così?»

Lei scoppiò nuovamente in lacrime e singhiozzi.

«Odio l’amore.»

«Su, su…», la vecchia si sedette su un grosso masso, i piedi nudi immersi nell’acqua, il cui scrosciare canticchiava con gli aghi di pino mossi dallo scirocco, e le foglie d’ulivo tintinnavano a tempo.

«Sei venuta nel posto giusto, sai?», le disse la vecchia con voce placida, «Conoscevi questa spiaggia?», le chiese d’un tratto, come se sapesse la risposta.

La ragazza scosse il capo. « Vi sono giunta per caso.»

«Lo sospettavo. Vedi quel grande scoglio, laggiù?», la ragazza annuì, « Cosa ti sembra?»

Non rispose subito. Attese che la luce della luna fosse meno coperta delle nuvole.

Affilò lo sguardo, poi, spazientita, disse «Solo un’ombra.»

«Voi giovani… vi affidate sempre e solo agli occhi per vedere», la vecchia camminava, ora, girandole attorno.

« Laggiù riposa lo scoglio della Sirena. Attorno a lui e al mare che lo bagna sono legate due tra le storie d’amore più belle del luogo. Penso che dovresti ascoltarle…»

«Lasciami in pace…»

«Tu non capisci, ragazza. Credo davvero che dovresti ascoltarle», insisté la vecchia.

La ragazza titubò, ma non disse nulla.

«Bene… Tutto avvenne una notte, proprio come questa. La luna era tonda e bellissima. Fu per questo che una sirena si innamorò di lei. Era così invaghita che, quando la vedeva riflessa sull’acqua, tentava di afferrarla, di stringerla. Ma, tutte le volte, il riflesso svaniva. L’amore della sirena non aveva pace. Ogni notte provava, ogni notte falliva e ogni notte piangeva su uno scoglio tutto il suo dolore. Fino a quando, il Mare, intenerito dal pianto di una delle sue figlie più belle la interrogò.

‘ Cosa c’è che non va, figlia mia?’ , chiese carezzandole la lunga coda.

La sirena singhiozzava tanto da non riuscire a parlare.

‘ Qualcuno ti ha fatto del male? Che Dio lo protegga, se è così! Mi scatenerò contro di lui!’.

‘ No padre’, rispose infine la sirena, ‘ Né uomo, né creatura vivente mi ha ferita. Il mio dolore è colpa del destino che mi tiene lontana dalla mia amata’.

La Sirena volse lo sguardo colmo di lacrime alla Luna. ‘ Sebbene io desideri nuotare con lei nel nero cielo notturno, sono incatenata qua giù, nel nero dell’oceano’.

Il mare rimase in silenzio, per qualche secondo. Poi chiese:

‘È questo ciò che desideri, figlia mia?’. Lei annuì. ‘Così sia, allora. Esaudirò il tuo desiderio, mia adorata.’

E così fece.»

«Le permise davvero di stare con la Luna?», chiese la ragazza.

La vecchia proseguì, «Quella notte stessa, il Mare, tramutò sua figlia in quello scoglio», disse, indicando il mare, «Le braccia e la coda di lei si congiunsero a formare uno specchio d’acqua nel quale la bella Luna, ogni notte, potesse farsi cullare.»

Adesso la ragazza fissava rapita la sirena di pietra.

«Sì…ora la vedo.»

Strabuzzando gli occhi, la giovane tornò alla realtà. Rivolse alla sconosciuta uno sguardo incuriosito.

«Perché mi hai raccontato questa storia?»

La vecchia sorrise.

« Non ho ancora finito di raccontare. Vedi, la leggenda vuole che la Sirena, grata al padre per averle donato la possibilità d’amare, promise in cambio di restituire ad altri la stessa felicità. Tutti gli amanti infelici che avessero nuotato nel suo specchio d’acqua e avessero espresso un desiderio, sarebbero stati esauditi.»

Gli occhi della giovane brillarono, neri e liquidi. L’odore di alghe bagnate giunse con una folata di vento, che le fece danzare i capelli davanti al volto.

«Qualsiasi… desiderio?»

«Credevo odiassi l’amore.»

La ragazza arrossì e abbassò lo sguardo.

«Forse non è il caso che ti racconti la seconda storia… è molto romantica. Potresti annoiarti.»

La giovane si morse il labbro e arricciò una ciocca di capelli color carbone al dito.

« No, ti prego, racconta.»

Lei non riprese subito. Fece scivolare i grandi occhi nocciola sulla costa, sulle ombre dei grandi pini, sulle sagome dei tozzi fichi d’india e sui contorni delle abitazioni lontane.

Poi continuò.

«Tutti in paese conoscevano la leggenda della Sirena e della Luna, ma in pochi  vi credevano. Eppure una notte, ci furono due anime che vi si affidarono con tutto il cuore, tanto da…»

«Due innamorati?», la interruppe la ragazza

«Due innamorate. Forse, prima dovrei raccontarti chi erano. Erano tanto giovani. E diverse. Una era orfana, sottile e chiara. Tutti in paese la chiamavano Spiga di Grano. Correva come il vento di primavera. L’altra era scura e florida, bella come il mare d’Agosto. Era così avvenente che venne presto chiesta in sposa da un vecchio vedovo. Suo padre era un pescatore, un uomo secco e avido, e il vecchio era molto ricco. Così il pescatore, accettò. Ma non sapeva che l’anima di sua figlia era legata ad un’altra…

«Ogni notte, Spiga di Grano e la figlia del pescatore si incontravano, proprio su questa spiaggia. Una volta spogliatesi di tutto ciò che non era loro, si tuffavano. I baci di Spiga di Grano erano forti e affamati. Le carezze dell’altra erano passionali e calde. Si amavano così, ogni notte, in segreto. Ma il matrimonio della ragazza era sempre più vicino. E più volte la luna calava e cresceva, più la ragazza piangeva, pensando a quel giorno. Spiga di Grano non sopportava di vederla soffrire.

‘ Nuota ancora con me’, le disse una notte.

‘ È  già tardi, amore mio…’, rispose l’altra, baciandole i palmi delle mani. ‘ Devo tornare, o mio padre…’

Spiga di Grano non la fece concludere,’ Vieni con me.’

Quando Spiga di Grano la guardava, la ragazza non sapeva mai dire di no. Nuotarono insieme, ancora una volta, fino allo scoglio. Si immersero nel nero salato, mano nella mano. Quando riemersero, il riflesso della Luna le avvolgeva.

‘Esprimi un desiderio…’, disse allora Spiga di Grano, riprendendo fiato e leccando via l’acqua dalle labbra. L’altra chiuse gli occhi e arricciò il naso. Quando li riaprì la baciò.

‘Cosa hai chiesto?’

La figlia del pescatore passò le dita tra i capelli della sua amata, mentre l’acqua argentata gli danzava attorno e, senza che rispondesse, Spiga di Grano capì. Perché anche lei aveva espresso lo stesso desiderio. Si amarono  un’ultima volta. Quando le luci dell’alba apparvero, riempiendo di rosa e arancione i riflessi delle onde, lasciarono la spiaggia.»

«E poi, cosa accadde?», chiese la ragazza, con voce tremante. 

La vecchia sospirò. «Purtroppo ci sono eventi che neanche l’amore può controllare. Con indosso ancora i vestiti sgualciti e il sale secco del mare, la ragazza tornò a casa. Lì, trovò suo padre e suo fratello maggiore ad attenderla. L’uomo la interrogò con voce dura, nell’aspra lingua della sua terra.

‘ Unni isti ? ‘. La ragazza non seppe rispondere. Sentiva le lacrime bruciarle gli occhi. ‘ U sai che un poi nisciri fino al matrimonio!’

‘Io non sposerò quell’uomo.’

L’uomo rise di gusto nel sentire quelle parole. ‘ Tu sì picciridda, e ‘un po’ capiri. Farai chiddu cha ti ricu io’.

 La giovane scosse il capo. Il padre, allora, volse lo sguardo al figlio maschio e gli fece un cenno sollevando il mento ma, prima che lui potesse afferrarla, lei scappò.

Mentre fuggiva,  la sua mente correva con lei verso Spiga di Grano e il loro amore salato. Il fratello la prese per la spalla, strattonandola, proprio mentre scendeva per le scale. Tale fu la forza che la piccola mise nel liberarsi che, senza rendersene conto, cadde.

Quando si spense, una piccola lacrima le rigò il volto, pensando all’addio che non avrebbe mai potuto dare, e al mare così lontano.»

La ragazza aveva gli occhi lucidi.

« Quando i due uomini si resero conto dell’accaduto non versarono una lacrima, se non al pensiero dei soldi che avrebbero perso. Attesero il ritorno della notte e, sulla piccola barca bianca e azzurra del vecchio, presero il mare. Le nuvole, quella notte, sembravano non voler lasciare spazio alla luna. Così, alla luce della lampara sulla prua, il corpo della bella figlia del pescatore fu gettato negli abissi.

Si dice che, solo allora, un sottile raggio argentato abbia scalfito il nero degli abissi, per farle strada.»

Lo scirocco continuava a soffiare il profumo dei gelsomini, l’odore acre della pece sui sassi.

«E Spiga di Grano? Scoprì mai cosa era accaduto?»

« In paese, tutti vennero a sapere che la ragazza era scappata, per paura del matrimonio. Ma Spiga di Grano poté crederci. La attese ogni notte, su questa spiaggia. La Luna cresceva e calava. Ma della sua amata non vi erano più tracce. Disperata, infine, salì in cima al grande scoglio. E, dopo un ultimo sguardo al cielo, si lasciò cadere.»

La giovane sbuffò. «Quindi, è così che finisce?»

La vecchia la guardò, divertita, «Non esattamente. Vedi, dopo la morte delle due ragazze, un brutto vento colpì il paese, eppure il vecchio pescatore e suo figlio, una notte, decisero di avventurarsi a largo. Solo il giovane fece ritorno. Lo trovarono sulla battigia, febbricitante. Quando si svegliò lo interrogarono su cosa fosse successo. Qualcuno chiese se fosse stata una tempesta, qualcun’altro domandò se avessero colliso con uno scoglio o se avessero imbarcato acqua. Ma il ragazzo continuava a negare. ‘No’, riuscì a balbettare, ‘ Il mare impazzì!’, urlò, ‘ Il mare ci ha morsi! Qualcosa muoveva la barca, lo sentivamo sotto il legno… Qualcosa ha tirato giù mio padre… e poi… le ho viste… ‘

Il dottore, le infermiere e il prete, tutti i presenti nella piccola stanzetta lo guardavano, sbigottiti.

‘ Cosa ragazzo?’, chiese infine l’uomo di chiesa.

Il medico, avrebbe poi affermato, raccontando la storia, che gli occhi del ragazzo erano quelli di un folle. E ancor di più lo erano state le parole a seguire. ‘ Due ombre. Due ombre, nel mare. Metà uomini metà pesce, che si allontanavano’.»

La marea si era alzata. La vecchia camminò nell’acqua, fino a quando non le arrivò alle ginocchia. Si chinò e prese un ciottolo bianco. Tornò verso la ragazza e glielo porse.

«Nessuno in paese credé mai alle sue parole. Ma da allora questa spiaggia è quasi sempre deserta. Qui, giungono solo anime sole e sofferenti. E la ragione è sempre la stessa. Adesso, sai che c’è un posto in cui chiedere e sognare non è mai un peccato. Prendi questo, esprimi il tuo desiderio, e corri da lei.»

La ragazza aprì la mano e prese il sasso, sbalordita.

Poi chiuse gli occhi e desiderò.

Poi si alzò e iniziò a correre verso casa ma, dopo pochi passi, le venne in mente di non aver ringraziato la vecchia. Si voltò, senza smettere di sorridere.

Fu così che vide.

La sconosciuta aveva continuato a camminare nell’acqua, fino a immergervisi totalmente e sparire tra le piccole onde.

Nel panico la ragazza tornò indietro per salvarla, gettandosi in acqua a sua volta. Ma, giunta al punto da toccare il fondo solo con la punta dei piedi, le vide.

Erano li, non molto distanti da lei.

Due ombre, nell’acqua rischiarata dal nascere dell’alba, si allontanavano.

L’una accanto all’altra.

 

 

 

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